L’estate cafona in Sardegna: quando il paradiso diventa una giungla
C’è un modo nuovo, e decisamente poco elegante, di raccontare l’estate sarda del 2026: chiamarla “l’estate cafona”. Un’espressione diventata sempre più frequente per descrivere una stagione nella quale, accanto al turismo rispettoso e alla bellezza incontaminata dell’isola, si sono moltiplicati episodi di inciviltà, prepotenza e mancato rispetto delle regole.
Il simbolo di questa estate è senza dubbio l’Arcipelago di La Maddalena. A Cala Coticcio, una delle spiagge più suggestive di Caprera, sono state documentate concentrazioni impressionanti di imbarcazioni, con un video che mostrava circa 135 barche nello specchio d’acqua davanti alla cala. Un problema non soltanto estetico: l’ancoraggio in queste zone può danneggiare la Posidonia e mettere a rischio un ecosistema particolarmente fragile.
Ancora più clamoroso l’episodio avvenuto a Ferragosto sull’isola di Mortorio, area sottoposta a tutela integrale. Un gommone si è trasformato in una vera e propria discoteca galleggiante, con tastiera, microfono e casse, mentre numerose imbarcazioni si radunavano nell’area. La Guardia costiera è intervenuta sanzionando l’organizzatore e diversi diportisti.
Non è mancato nemmeno il lusso ostentato direttamente sulla spiaggia. A Talmone, vicino a Palau, gli ospiti di un superyacht di 49 metri sono sbarcati con i tender e hanno organizzato un pranzo direttamente sull’arenile, serviti dal personale di bordo. Una scena che ha suscitato polemiche e segnalazioni alle autorità.
Ma l’estate cafona non è stata soltanto questione di superyacht. A Golfo Aranci sono stati trovati i resti di un barbecue sulla spiaggia, con griglia, carbone e legna bruciata. A Badesi, invece, sono stati rimossi centinaia di ombrelloni, sdraio e lettini lasciati durante la notte per “prenotare” abusivamente un posto sulla spiaggia libera. A Porto Ferro, infine, due turisti sono stati sanzionati dopo aver lasciato automobile e motocicletta a pochi metri dalla battigia.
Il fenomeno ha interessato anche altre zone dell’isola, dall’Asinara a Cala Luna, fino a Cala Volpe, dove il sovraffollamento di barche e gommoni ha riportato al centro dell’attenzione il problema della gestione del turismo durante i periodi di massima affluenza.
E i numeri spiegano almeno in parte la situazione. Nei giorni di Ferragosto erano attesi circa 100.000 passeggeri nei principali porti sardi, con un’enorme quantità di automobili, traghetti, yacht e imbarcazioni private che si sono riversati sulle coste.
La questione, quindi, non è il turismo in sé, ma il rapporto tra turismo e rispetto del territorio. La Sardegna vive di bellezza, ma quella stessa bellezza rischia di diventare vittima del suo successo.
Per questo il 2026 potrebbe essere ricordato come l’anno dell’“estate cafona”: l’estate in cui, tra barbecue sulla sabbia, spiagge prenotate, yacht nelle aree protette e feste galleggianti, qualcuno ha confuso il paradiso con una zona franca dove tutto è permesso.
